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3 Aprile 2025

Enrico Rivetto racconta una vendemmia ‘meravigliosamente difficile’

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Per Enrico Rivetto, produttore biodinamico di Serralunga, la vendemmia 2024 si presenta come un viaggio complesso e affascinante, ricco di sfide ma anche di opportunità, definendo questa annata come “meravigliosamente difficile”, termine che manifesta le difficoltà ma anche la consapevolezza dell’esperienza accumulata nelle varie stagioni. Le condizioni climatiche di quest’anno, contraddistinte da un inverno poco nevoso, una primavera estremamente umida e un settembre piovoso e nuvoloso hanno messo a dura prova le certezze di ogni viticoltore. La vendemmia 2024 è ufficialmente iniziata il 10 settembre con la raccolta della Nascetta, seguita il 18 settembre dalle punte dei nebbioli, destinate alla produzione del metodo classico dosaggio zero Kaskal 60 mesi.

La mia vendemmia 2024

«Ogni vendemmia rappresenta un esame annuale per riflettere sulle scelte compiute e sulla profonda connessione tra agricoltura e vita. Questa annata la definirei “meravigliosamente difficile”: fino ad ora, sono state raccolte uve sane, ma si sta vivendo una vendemmia con poco sole e prolungata, probabilmente la più piovosa dell’ultimo decennio. Da gennaio a oggi, sono stati registrati 970 mm di pioggia—circa 350 mm in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso—con precipitazioni concentrate in tarda primavera e settembre, i mesi cruciali per la viticoltura.» Racconta Enrico Rivetto. «Nonostante gli attacchi fungini e un protocollo di intervento biodinamico estremamente rigoroso, la vite ha mostrato una reazione positiva alle sfide meteorologiche, grazie anche al lavoro di creazione di un ecosistema complesso di biodiversificazione svolto nei campi negli ultimi 15 anni

In questa annata, Rivetto ha potuto constatare che «tutti i problemi sono stati attutiti dalla forza della pianta e dalla tempestività dei trattamenti in vigna. In un contesto di agricoltura intensiva del vigneto, applicare l’agricoltura biodinamica significa promuovere la pluricoltura con un’attenzione ad altre colture, preservando aree boschive in un’ottica di naturale equilibrio e agri forestazione. Il terreno risulta così più vivo e la vite, senza aiuti forzati, ha sviluppato un sistema immunitario più forte. Le piogge continue ci hanno messo a dura prova, anche psicologicamente. Abbiamo unito conoscenza, esperienza, intuizione e azione, e la consapevolezza ha ripagato il nostro coraggio. Nonostante le severissime limitazioni del protocollo biodinamico, in termini di prodotti utilizzabili, l’uva generalmente è quantitativamente e qualitativamente soddisfacente. Possiamo affermare che anche in condizioni diversamente semplici si può fare!»

Rivetto esprime ottimismo sul potenziale del vino dell’annata 2024, affermando che «se il vino sarà fantastico ve lo saprò dire tra qualche tempo, ma rimane l’enorme forza che ci ha dato questa annata: come nelle migliori fiabe ci siamo persi nel bosco, ma essendo allenati a perderci, ne siamo usciti rafforzati.»

Chi è Rivetto

Sono Enrico Rivetto, agricoltore, appassionato di pallacanestro e spirito libero. Lirano è la mia casa, un giardino biodinamico nella Langa del Barolo, tra le colline di Sinio e Serralunga d’Alba, un ecosistema complesso dove la vite convive armoniosamente con 5km di corridoi biologici, 200 alberi da frutto, erbe officinali, cereali, e circa 1000 tra alberi ad alto fusto e siepi miste. Emersa dal mare milioni di anni fa, Lirano è oggi un esempio di organismo agricolo complesso, un luogo unico che invita i visitatori a scoprire personalmente la bellezza e l’armonia della natura, celebrata in ogni bottiglia di vino prodotta.

Una collina magnetica che beneficia di un microclima favorevole: i suoli, caratterizzati da Formazioni di Lequio, sono ricchi di marna grigia e sabbia gialla, in grado di trattenere l’acqua piovana in profondità, favorendo uno sviluppo armonico delle viti. L’altitudine di circa 400 metri sul livello del mare, la ventilazione e l’irraggiamento ottimale contribuiscono a creare vini dai profumi intensi e dalla naturale freschezza. Qui non esiste monocoltura: Lirano rappresenta un nuovo paradigma di viticoltura dove l’approccio biodinamico è un importante strumento (non il solo) per comprendere i meccanismi nascosti che regolano i rapporti tra agricoltura e natura, dove la sostenibilità e la biodiversità sono al centro dell’attività agricola.

La tenuta è circondata da sette ettari di boschi secolari e ospita uno stagno per la raccolta delle acque piovane, una zona dedicata alla maturazione del compost e un’area per gli asinelli. Si tratta di un vero e proprio santuario faunistico valorizzato da un sentiero di quattro chilometri che attraversa la vigna e il sottobosco, con la presenza di arnie e api che favoriscono la complessità delle fermentazioni grazie allo scambio di microorganismi. Questo approccio biodinamico si estende anche alla Briccolina di Serralunga d’Alba, il mio cru più importante, trasformato in un vigneto-giardino, dove le viti si fondono con fiori e alberi, creando un habitat naturale per farfalle e uccelli.

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