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4 Aprile 2025

A Marco Caprai il premio viticoltore etico della guida 100 vini e vignaioli d’Italia

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Nuovo, importante, riconoscimento per Marco Caprai, l’uomo del Sagrantino ma non solo. Il nuovo premio arriva per il suo valore etico, riconosciuto anche dall’UNHCR, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, che ha insignito l’imprenditore umbro e la sua cantina, l’Arnaldo Caprai, con il titolo «Welcome. Working for refugee Integration», per aver dato a più di 200 richiedenti asilo un lavoro nell’azienda, favorendo così l’integrazione.

Il premio è stato uno dei quattro assegnati ieri a Milano (3 ad associazioni e uno a un singolo, Caprai appunto) nel corso della presentazione della guida 100 vini e vignaioli d’Italia firmata da Luciano Ferraro e James Suckling, uno dei più influenti wine critic internazionali, ed edita dal Corriere della Sera.

Così si legge nella motivazione del riconoscimento: Un premio per l’aiuto a chi fugge dalle guerre. La cantina Arnaldo Caprai è l’unica in Italia ad essere stata premiata dall’UNHCR, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati con il riconoscimento «Welcome. Working for refugee Integration», per aver dato a più di 200 richiedenti asilo un lavoro nell’azienda, favorendo così l’integrazione. Sei migranti su dieci sono rimasti a lavorare stabilmente. Marco Caprai, l’uomo che da oltre trent’anni si batte a Montefalco per far crescere fama e qualità del Sagrantino, ha dimostrato che l’accoglienza si può trasformare in beneficio per la sua cantina, grazie a un progetto iniziato nel 2016 con la Caritas di Foligno. Nato sottovoce, questo reclutamento è diventato un punto fermo della vita attorno al colle umbro più alto, 473 metri, tra Assisi e Spoleto. I rifugiati vengono assunti come salariati agricoli, con tutte le carte in regola, poi seguono dalla potatura delle viti alla raccolta dell’uva. In media lavorano fino a 180 giornate l’anno. L’azienda è stata fondata nel 1971 da Arnaldo Caprai, imprenditore tessile. Il figlio Marco ha preso il timone dell’azienda nel 1988 portando nel mondo il Sagrantino che, negli anni Sessanta, era stato quasi dimenticato.

«Questo premio dimostra la straordinaria capacità di integrare e includere. Vorrei che il terzo settore forse più coraggioso nel guardare le capacità dell’impresa e soprattutto dell’impresa agricola. Due terzi dei richiedenti asilo continuano a lavorare con noi: il mondo agricolo soffre di carenza di manodopera e queste persone possono colmare questo vuoto, con qualità e impegno», ha dichiarato Marco Caprai a margine della cerimonia di premiazione.

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