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4 Aprile 2025

Trent’anni di Verdicchio firmato La Staffa

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Compie trent’anni il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore La Staffa dell’omonima azienda vitivinicola di Staffolo, che in questi giorni esce sul mercato con l’annata 2022, premiata tra i cinque migliori vini biologici italiani dalla guida “I 1000 vini d’Italia” dell’Espresso presentata nei giorni scorsi.

Fondata nel 1992 da Luigino Baldi come piccola cantina a produzione limitata, dal 2009 La Staffa è guidata da Riccardo Baldi, che spinto da una ricerca quasi maniacale della massima qualità ed espressività dei vini l’ha portata a diventare una delle realtà produttive marchigiane più premiate dalle guide di settore. Oggi oltre il 50% del suo Verdicchio è destinato all’export – Stati Uniti, Francia, Russia, Giappone e nord Europa sono i principali mercati esteri di riferimento – e il nome di Staffolo, soprannominato il “Colle del Verdicchio”, è conosciuto nei più importanti ristoranti di New York e Parigi grazie alle bottiglie aziendali più prestigiose, come la Rincrocca e il Selva di Sotto.

Essere riuscito a far conoscere il nostro piccolo paese e la straordinarietà della sua produzione vitivinicola in larga parte del mondo – afferma Riccardo Baldiè la soddisfazione più grande del mio percorso imprenditoriale. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è un grandissimo vino che può confrontarsi a testa alta con i più blasonati bianchi internazionali; cogliere le particolari sfumature che il terroir di Staffolo può offrire in modo naturale è sempre stata fin da giovanissimo e continua a essere la molla del mio lavoro, ciò che mi ha fatto innamorare del luogo in cui vivo e di ciò che ho la fortuna di fare ogni giorno”.

La prima bottiglia e quella di oggi del Verdicchio la Staffa
La prima bottiglia e quella di oggi

Una molla scattata quando Riccardo Baldi aveva appena diciannove anni e un percorso universitario appena iniziato: il richiamo della vigna di famiglia ha scombinato i progetti di partenza, portandolo a diventare nel 2021 il miglior produttore di vino italiano under 35, riconoscimento conferitogli a Roma in occasione dei Food&Wine Italia Awards. Nel mezzo sono stati tanti i traguardi tagliati dall’ex “golden boy” del Verdicchio (definizione coniata dal blog Intravino nel 2013) o “enfant prodige di Staffolo” (Il grande viaggio nel vino italiano, Slow Food Editore, 2017), diventato oggi il titolare di una delle aziende di riferimento della denominazione. L’idea del Verdicchio rifermentato in bottiglia e battezzato “Mai Sentito!”, il lancio della riserva a edizione limitata “Selva di Sotto” ispirata al processo di vinificazione che ha dato origine ai più grandi Verdicchio degli anni ’80 e ’90 e l’aver riportato dopo quattordici anni di assenza i Tre Bicchieri del Gambero Rosso a Staffolo con la riserva “Rincrocca” sono alcuni dei più importanti successi che hanno segnato il cammino aziendale negli ultimi dieci anni.

Se mi guardo indietro il tempo sembra essere volato – confessa Riccardo Baldianche se ripensando alla prima e all’ultima vendemmia sono numerose le consapevolezze in più che oggi fanno parte del modo in cui scendo in vigna o lavoro in cantina insieme al mio team. Non potrebbe essere altrimenti: la terra e la natura insegnano tantissimo, mentre la sfida del cambiamento climatico richiede sempre maggior conoscenza per dar vita a vini di qualità. Ecco perché, pur essendo davvero felice per quanto fatto finora, preferisco concentrarmi sui prossimi anni con l’obiettivo di dare un contributo sempre maggiore alla crescita enologica delle Marche”.

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