12.1 C
Roma
4 Aprile 2025

Tenuta Mazzolino in trasferta nel Sol Levante

Articoli interessanti

Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Tokyo, Osaka, Wakayama e Yokohama: ecco alcune delle tappe del viaggio in Giappone di Tenuta Mazzolino, piccola cantina gioiello situata nell’omonimo borgo antico di Corvino San Quirico: venti ettari vitati, sulla riva destra del Po, nella zona collinare a ridosso degli Appennini, nel cuore dell’Oltrepò, in provincia di Pavia, una terra fatta di sapori e tradizioni tutti da scoprire.

La stagione della fioritura dei ciliegi è ormai conclusa, ma il Sole Levante resta una meta intrigante, soprattutto se – anziché alla tradizione dell’Hanami ovvero del “guardare i fiori” – si è interessati al mondo vitivinicolo. Recenti ricerche riferiscono, infatti, di come le importazioni agroalimentari – vino compreso – verso questo Paese siano cresciute in un decennio (2008-2018) del +51%. Il Made in Italy rappresenta solo l’1,5%, ma è un dato destinato a crescere grazie all’accordo di libero scambio con l’Europa, entrato in vigore il 1° Febbraio scorso.

Francesca Seralvo, terza generazione della Famiglia Braggiotti, oggi alla guida della cantina e l’enologo Stefano Malchiodi sono partiti alla volta del Giappone e dei ristoranti che hanno in dotazione le loro etichette, guidati dalla loro importatrice in un viaggio in “un mercato di nicchia”, conferma Francesca Seralvo, “ma super interessante, dove l’attenzione è tutta rivolta alla qualità dei vini e non al loro nome e dove le Doc hanno tutte la stessa rilevanza”. E a dirla tutta, Mazzolino è stato lungimirante in questo, iniziando a esportare in questo Paese 20 anni fa. “Una collaborazione nata per caso: un signore giapponese che lavorava in un ristorante della nostra zona ha assaggiato i nostri vini e, una volta rientrato, li ha segnalati a una struttura locale. E da lì ha preso il via tutto!

Oggi Tenuta Mazzolino esporta il 50% delle sue 120mila bottiglie – 8 etichette, cinque bianchi e tre rossi – menzionate dalle guide più autorevoli per la loro finezza ed eleganza. Il Giappone rappresenta il secondo mercato dopo gli Usa e contribuisce per circa il 10% al fatturato. E con ottime prospettive di crescita, vista la grande attenzione alla qualità in senso assoluto e senza compromessi.

Della cantina dell’Oltrepò, le preferenze vanno in primis – sorprendentemente – ai due metodi classici: il Blanc de Blancs, 100% Chardonnay, dal profilo elegante, complesso e ispirato alla scuola enologica della Borgogna e il Rosé Cruasé DOCG, Pinot Nero 100%, dimostrazione di una vocazione innata del territorio alla spumantizzazione. A seguire i due Pinot nero – Noir e Terrazze – e i due Chardonnay, Blanc e Camarà.

In un mercato particolarmente esperto nella valutazione degli aspetti qualitativi non si notano particolari preferenze tra varietà autoctone e internazionali”, spiega Stefano Malchiodi. “E, tra le regioni italiane che meglio performano, troviamo Lombardia, Emilia Romagna e Campania che, pur vantando una tradizione enologica, sono certamente meno rinomate di colossi come Toscana e Piemonte”.

Il mercato nipponico, dunque, non è da sottovalutare viste le enormi possibilità di crescita, soprattutto per Made in Italy che, rispetto ad altri Paesi importatori – vedi Francia e Cile –, deve ancora giocare tutte le sue carte.

La qualità è una conditio sine qua non irrinunciabile in un Paese che “vanta anche degustatori molto bravi e competenti, formatisi in Italia e che parlano la nostra lingua – ma non l’inglese -, per loro il vino è prima di tutto emozione”, conclude Francesca. Ed è qui che il vino italiano – ricco di storia e di passione – può davvero fare la differenza.

- Supporta Bereilvino.it -Donazione Paypal

Altri articoli

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Supporta Bereilvino.it -Donazione PayPal

Ultimi articoli

Cantine Italiane