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4 Aprile 2025

Vino, negli USA la guerra dei dazi non ostacola l’export

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Nessun segnale di pericolo imminente per le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti. È quanto emerge da una indagine realizzata in occasione di Vinitaly dall’Alleanza cooperative Agroalimentari tra le proprie associate, che detengono la leadership nelle esportazioni di vino negli Usa: più della metà dei volumi di vino esportati in America è commercializzato infatti dalle cantine cooperative.

“Pur con tutta la cautela che deve accompagnare previsioni sulle decisioni di un presidente come Donald Trump – commenta Ruenza Santandrea, Coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari – riteniamo al momento alquanto remota l’ipotesi che le nuove politiche protezionistiche sbandierate dagli Stati Uniti vadano a colpire proprio i vini italiani ed europei”.

“Di norma – commenta la coordinatrice vino dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari Ruenza Santandrea –  vengono scelte misure protezionistiche per difendere produzioni locali molto forti dalla concorrenza di merci provenienti da paesi esteri e che entrano con prezzi bassi e competitivi. Non è certo questo il caso del vino, poiché le nostre bottiglie vengono commercializzate negli Usa a prezzi mediamente alti e non certo inferiori a quelli californiani”.

C’è anche un’altra riflessione da fare: “Gli americani, che com’è noto non hanno una produzione interna che garantisca loro autosussistenza, sono grandi importatori di vini italiani con una spiccata preferenza per le etichette di alta gamma. È alquanto difficile immaginare che d’un tratto smettano di aver bisogno di importare”.

Non solo luci però nel mercato americano. Qualche criticità dall’indagine interna è emersa, legata in primo luogo al tasso di cambio sfavorevole, che sta generando qualche perdita anche se lieve di fatturato. Sul mercato americano poi pesano in qualche modo le conseguenze del problema, registratosi due anni fa, nell’assegnazione dei fondi europei dell’Ocm Vino per la promozione nei paesi terzi. Il blocco dei finanziamenti dei progetti presentati dalle aziende italiane, che in buona parte erano destinati proprio ad attività di promozione dirette al paese americano, ha creato una situazione in cui le vendite dei vini italiani sono state assai penalizzate, a tutto vantaggio della Francia.

Gli Usa si confermano il primo mercato di sbocco in valore per l’Italia. Le esportazioni di vino italiano in America hanno registrato nel 2017, secondo le ultime rilevazioni Ismea, un incremento in valore del 4,2% rispetto al 2016, raggiungendo quota 1,4 miliardi di euro.

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