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4 Aprile 2025

L’enologo consulente Stéphane Derenoncourt a Campo alla Sughera

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Conferire ai vini un’identità unica ed esaltarne le caratteristiche distintive, questa la missione intrapresa da Stéphane Derenoncourt a Campo alla Sughera – Bolgheri. Con l’obiettivo di produrre uno dei più conosciuti e ricercati Bolgheri Rosso Superiore DOC, la giovane “Boutique Winery” si è affidata dall’inizio dell’anno alle mani esperte dell’enologo francese di fama mondiale e a quelle del suo compagno di squadra toscano Davide Picci. La collaborazione ha lo scopo di conferire ancora più eleganza e finezza al mediterraneo Bolgheri.

Signor Derenoncourt, come è stata quest’ultima annata “toscana” per Campo alla Sughera?

All’inizio dell’anno abbiamo esaminato la filosofia aziendale con la proprietà e definito gli obiettivi di produzione. Si tratta di un progetto entusiasmante che ci dà libertà creativa e condizioni ottimali. La questione dello stile e del posizionamento dei vini è stata rapidamente risolta. In realtà, la natura lo ha fatto per noi. Qui i suoli sono di origine alluvionale, leggeri e caratterizzati da strati sabbiosi che incontrano in profondità una base argillosa. Queste caratteristiche naturali dei suoli si ritrovano anche nei vini di Campo alla Sughera: vini di grande finezza e persistenza. Meno carichi e concentrati ma più complessi, vini molto moderni. I vini pesanti e di grande corpo sono ormai superati, la tendenza va verso vini discreti, eleganti e puliti.

Cosa distingue Campo alla Sughera dai suoi vicini?

Le differenze sono molteplici: oltre ai terreni leggeri, c’è la dimensione umana di un’azienda a conduzione familiare che rende Campo alla Sughera una “Boutique Winery”. Inoltre abbiamo a che fare con una realtà relativamente giovane dove i vigneti hanno appena superato l’adolescenza. Sono stati cresciuti bene, con grande motivazione e passione e ora sono pronti per raggiungere gli obiettivi prefissati. Ma ciò che mi colpisce maggiormente è che lo “spirito del viticoltore” è vissuto da tutta la squadra. Un team altamente motivato e multiculturale che ha un approccio globale al lavoro e in cui i membri condividono quotidianamente le esperienze in vigna e in cantina.

Potrebbe raccontarci qualcosa del lavoro in vigna: passato, presente e futuro?

Il 95 percento di un buon vino dipende dalla qualità delle uve, il nostro lavoro in vigneto è dunque molto complesso e rende necessario svolgere una grande varietà di compiti: dall’analisi del suolo e delle misure per aumentare la profondità delle radici, alla formazione del team che pota le viti. La situazione che abbiamo trovato offre le condizioni ideali per la nostra visione: un’alta densità d’impianto (9.500 ceppi per ettaro) combinata con una bassa altezza delle viti, in linea con il metodo “médocaine” utilizzato negli chateaux della regione di Bordeaux. Questo metodo per una realtà come Campo alla Sughera ha un grande potenziale, nonostante il lavoro necessario nel vigneto sia impegnativo in termini di costi e manodopera poiché coinvolge molte attività manuali e l’uso di attrezzature specifiche. La vendemmia è un lavoro certosino, e avviene come da tradizione con la raccolta di pochi grappoli per vite. Dividiamo gli appezzamenti in settori, raccogliamo le uve seguendo la perfetta maturazione fenolica ed eseguiamo sempre la vinificazione separatamente in piccoli serbatoi. Ne risultano alla fine un’incredibile complessità e raffinatezza.

Come vede la situazione in cantina? Com’è il lavoro oggi e come si svolgerà in futuro?

Anche in cantina lavoriamo in armonia con la natura e nel rispetto delle leggi naturali. Già vent’anni fa è stato implementato un sistema a gravità: la cantina profonda offre condizioni climatiche ideali con temperature basse costanti e umidità naturale, senza rendere necessario il controllo della temperatura. La vinificazione è lenta e senza vincoli di tempo. Per limitare l’estrazione, il mosto viene movimentato molto poco. Il nostro obiettivo è quello di preservare la freschezza dell’uva raccolta, non vogliamo aromi maturi e pesanti. La maturazione delle uve è influenzata dal clima caldo e secco, utilizziamo anche una leggera tostatura per i vini rossi e preferiamo l’utilizzo di botti grandi, Tonneau, alle classiche barriques.

Cosa ci riserverà il 2018, l’anno dell’anniversario di Campo alla Sughera?

Abbiamo già preparato le prime Cuvées, dove Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot giocano ruoli chiave, ma in una composizione diversa. Per il ventennale della cantina verrà lanciata un’edizione speciale, ma questo è tutto quello che possiamo rivelare al momento.

Stéphane Derenoncourt
Stéphane Derenoncourt
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