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3 Aprile 2025

Territorio ed evoluzione, ecco il primo Pinot Bianco Thomas Niedermayr

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Fermentazione spontanea, tre anni di affinamento in acciaio e nessuna filtrazione: ecco l’identikit del primo Pinot Bianco di Thomas Niedermayr, che il giovane viticoltore di Appiano sulla strada del vino (Bolzano) proporrà dalla prossima settimana. Il T.N. 76 Weissburgunder 2013 nasce dall’unica uva autoctona aziendale coltivata in una vigna che nel 2016 ha compiuto quarant’anni d’età, mentre il resto degli impianti è costituito da vitigni PIWI, vitigni naturalmente resistenti alle malattie fungine senza la necessità di sostanze chimiche.

Il nuovo Pinot Bianco è il primo a cui Thomas, alla guida dell’azienda agricola di famiglia dal 2013, ha potuto dare al 100% la propria impronta, interpretando il vitigno bandiera dell’Alto Adige all’insegna della massima naturalità. Sulla scia del percorso intrapreso dal padre, tra i primi viticoltori a introdurre in zona l’agricoltura biologica, Niedermayr ha scelto la strada della fermentazione spontanea, rifiutando lieviti aggiunti, chiarificanti ed evitando filtrazioni per poter racchiudere in bottiglia un vino fortemente legato al territorio.

Pur avendo intrapreso con grande convinzione la strada della coltivazione e vinificazione dei vitigni Piwi – racconta Thomas Niedermayrho deciso di mantenere in vigna anche il Pinot Bianco, un patrimonio della nostra zona, cercando di esaltare le grandi potenzialità evolutive di questo vino bianco, solitamente proposto come vino giovane e non come vino da invecchiamento”.

Grazie a una fermentazione naturale che è avanzata, si è interrotta ed è ripresa “a singhiozzo” per circa 24 mesi, il T.N. Weissburgunder 2013 ha sviluppato un gusto intenso e persistente, in cui i classici aromi di mela del Pinot Bianco sono impreziositi da eleganti note speziate e di frutta gialla. La buona acidità e la discreta sapidità danno slancio a un vino che può essere abbinato con carni bianche, pesci e piatti leggermente aromatici.

Pinot Bianco Thomas Niedermayr

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2 Commenti

  1. Il Pinot Bianco, per quanto sia rappresentativo di alcune zone produttive di prestigio come l’Alto Adige o il Friuli Venezia Giulia, non si può definire un autoctono. Il vitigno è e resta francese.

    • Tecnicamente è come dice lei, nella pratica per tante persone no. Ci sono vitigni “internazionali” presenti nel territorio italiano da oltre 100 anni. E per la maggior parte delle persone quelle sono uve autoctone, visto che già esistevano in quel territorio quando non erano ancora nati. Lo stesso vale per il produttore dell’articolo almeno credo :-)

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